La scomparsa di Buio Alma e altre storie di sparizioni (Pietro Moretti)

consigliato da agape30 | sabato, 05 maggio 2007 | 15:32

Ora, il motivo per cui mi trovo qui, secondo lei, caro dottor Cosìcosà, seguace di Giung o Froid, fatti suoi, secondo lei quel motivo è chiaro. Lei afferma che io sono affetto da visiolabilità di tipo allucino-schizoide. In altre parole lei vuol dire che sono un po' tocco, suonato, sdèng, psicotroppo instabile, fuso di testa. Bene. Io le dico invece che in me, nella "mia persona" - come lei vorrebbe che io pensassi - , non alberga nessun folle. Impossibile che vi alberghi, in quanto, lei si convincerà, è evidente che io non sono una persona. E' fin troppo evidente. Com'è altrettanto evidente che lei non può vedermi, ora che è qui, seduto di fronte a me, con la sua faccia da manichino cieco. Già, lei ha proprio la faccia come quei fantocci di plastica nelle vetrine dei centri commerciali.

dalla pag. 23 (perché il libro ne ha "solo" 110) di P. MORETTI, La scomparsa di Buio Alma e altre storie di sparizioni, editricegaia. 

Un "piccolo" libro, ma dalla "grande" anima. Perché i libri hanno una loro vita segreta, un mondo misterioso, che sta al limite, tra l'autore e il lettore: un mondo dove l'uno esprime, l'altro trova qualcosa che gli appartiene; un incontro di esperienze, di vissuti, di sentimenti, di sensazioni, di riflessioni.

 Il testo di Moretti è una raccolta di racconti sul filo di un tema insolito e accattivante: la sparizione. Sotto questo "campo semantico" si celano  narrazioni esilaranti di situazioni assurde, impensabili, al limite tra reale e irreale, una "comicità seria", sulla scorta di quel "sentimento del contrario" di pirandelliana memoria. E il titolo è già un programma: "scomparsa", "buio", "alma", "sparizioni", perché i personaggi rivelano  un'identità  indefinibile, sfuggente, nel senso che non si lasciano imprigionare da stereotipi, convenzioni semplificanti, definizioni tranquillizzanti; anzi, c'è qualcosa di inquietante che aleggia sui racconti e che invita il lettore a immaginarsi dentro la narrazione. E soprattutto c'è un desiderio di autenticità, sotto il bisogno di "sparire": sparire per essere se stessi. Ed ecco che l'ombra acquista la sua autonomia rispetto ai corpi: è la rivincita di quello che c'è "dentro", di quello che se ne sta nascosto nel buio dell'"anima". Paradossalmente, proprio dal buio viene la luce: quella che ti permette di vedere il mondo così com'è, cogliendone colori, sfumature, vita. Questo è evidente per esempio in uno dei racconti, Occhi, dal titolo rivelativo, di cui ho riportato una citazione: il protagonista, accortosi di avere una "rarissima alterazione" visiva che gli consente di vedere le cose come nessun altro, si rivolge a vari specialisti fino a prendere atto di essere, in realtà, "sano" di fronte ad un mondo che non sa più "vedere" il cuore delle cose, un mondo, per l'appunto, di "manichini ciechi".

Dimenticavo: l'immagine sulla copertina è opera dello stesso autore, che si diletta, oltre che di scrittura, anche di pittura e musica.