Ajedrez (Jorge Luis Borges)

consigliato da Mros | domenica, 27 gennaio 2008 | 02:02
AJEDREZ
ajedrez imposible En su grave rincón, los jugadores
rigen las lentas piezas. El tablero
los demora hasta el alba en su severo
ámbito en que se odian dos colores.
Adentro irradian mágicos rigores
las formas: torre homérica, ligero
caballo, armada reina, rey postrero,
oblicuo alfil y peones agresores.
Cuando los jugadores se hayan ido,
cuando el tiempo los haya consumido,
ciertamente no habrá cesado el rito.
En el Oriente se encendió esta guerra
cuyo anfiteatro es hoy toda la tierra.
Como el otro, este juego es infinito.
Tenue rey, sesgo alfil, encarnizada
reina, torre directa y peón ladino
sobre lo negro y blanco del camino
buscan y libran su batalla armada.
No saben que la mano señalada
del jugador gobierna su destino,
no saben que un rigor adamantino
sujeta su albedrío y su jornada.
También el jugador es prisionero
(la sentencia es de Omar) de otro tablero
de negras noches y blancos días.
Dios mueve al jugador, y éste, la pieza.
¿Qué Dios detrás de Dios la trama empieza
de polvo y tiempo y sueño y agonías?

Un credente (Borges Bioy Casares)

consigliato da cronopioblog | sabato, 22 dicembre 2007 | 00:20

Al sopraggiungere della sera due sconosciuti s'incontrarono negli oscuri corridoi di un galleria di quadri. Con un leggero brivido uno di essi disse:
-Questo posto è sinistro. Lei crede ai fantasmi?
-No -rispose l'altro.- E lei?
-Io, si -disse il primo e scomparve.

George Loring Frost, in Antologia della letteratura fantastica, a cura di J.L Borges e A. Bioy Casares

 

L'Aleph (Jorge Luis Borges)

consigliato da dzizza | sabato, 20 gennaio 2007 | 10:03

[...] Cambierà l'universo, ma non io, pensai con malinconica vanità; talora, lo so, la mia vana devozione l'aveva esasperata; morta, potevo consacrarmi alla sua memoria, senza speranza ma anche senza umiliazione [...]

Vorrei segnalare un libro in realtà già noto, ma che forse proprio per la sua notorietà è sempre sotto gli occhi del lettore: parlo dell'Aleph di Borges. La grandezza di questo testo è che conferma quanto avevo sempre pensato sull'universo della lettura e sull'atteggiamento personale dell'autore di fronte la letteratura. Non è solo il labirinto della scrittura che i critici vogliono ricordarci. Questo libro dimostra che l'ipertesto è da sempre esistito in una forma di prototipo che è il libro stesso. Avete fatto caso che, i racconti, si fermano in un punto di un determinato racconto e riprendono successivamente in un altro racconto? Si richiamano l'un l'altro come se in realtà fossero un unico racconto. Una correlazione simile, di natura un pò differente, sta nei racconti di Calvino riuniti sotto il titolo "Il castello dei destini incrociati". Storie che si rincorrono e la cui intima e comune correlazione è la disposizione dei tarocchi (che rimanda alla disposizione testuale come entità infinita).