Le piccole cose che amo di te (Stefano Benni)

consigliato da Mros | giovedì, 14 febbraio 2008 | 00:06

Le piccole cose che amo di te
quel tuo sorriso un po' lontano
il gesto lento della manocupid_dead colour
con cui mi carezzi i capelli
e dici: vorrei averli anch'io così belli
e io dico: caro sei un po'matto
e a letto
svegliarsi col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l'odore di pipa che fumi la mattina
il tuo profumo un po' blasé
il tuo buffo gilet
le piccole cose che amo di te

Alice e Pinocchio (Stefano Benni)

consigliato da Mros | sabato, 26 gennaio 2008 | 03:03
Alice e Pinocchio
Appunti per una conferenza tenuta a Napoli il 7 luglio 2007

Difficile dire cose nuove su due libri su cui si è discusso tanto. Tra gli altri Chesterton, Eliot, Barthes e John Lennon nel caso di “Alice”, Manganelli, Calvino, Ginzburg, Jervis, Fruttero epinocchiob copia Lucentini per “Pinocchio”.
Cercherò di dire le mie impressioni su due libri che amo, ho amato da ragazzo ma forse amo ora diversamente.
Sono libri, si potrebbe dire, che si attraggono e si respingono tra di loro, in parte diversi in parte complementari, sono ambigui, non facilmente definibili come tutti i libri che noi diciamo scritti per bambini e che poi sono letti, spiegati a forza ai bambini e commentati da adulti.
Cercherò di unirli in un tratto. Sono libri scritti da adulti che ricordano, rimpiangono, rivisitano il dolore e la gioia della loro infanzia. Scritti per bambini e per adulti ma soprattutto per il mondo interiore, senza età, dei loro autori.
Veniamo agli autori, ai due Carlo.

Lewis Carroll, ovverosia Charles Dodgson, nasce nel 1832, scrive “Alice” circa a trent’anni.
Collodi, ossia Carlo Lorenzini, nasce nel 1826 e scrive “Pinocchio” sui cinquant’anni.
Tutti e due hanno un’infanzia segnata da periodi di libertà e da altri di studio rigido e oppressivo. Carroll nasce in una famiglia ultravittoriana e religiosissima, il padre è parroco. Ma il giovane Charles vive un’infanzia felice in una fattoria del Cheshire fino a 11 anni, poi inizia un severo periodo scolastico che lui ricorda senza simpatia: alla public school di Rugby e poi a Oxford. Questi studi lo portano verso la matematica, che insegnerà, e al ruolo religioso di diacono.

Lorenzini è di famiglia povera, padre cuoco e uno zio pittore, artista, un’infanzia tormentata segnata da molti lutti e periodi di miseria. Studia in seminario dagli scolopi, e  dopo varie vicissitudini (combatte anche a Montanara) sceglie il giornalismo.
Una aristocratica e tranquilla Oxford per Carroll, e una giovinezza povera in un’inquieta Toscana per Collodi. Due mondi abbastanza diversi.
Basterebbe confrontare la scena del tè del cappellaio matto e la pentola disegnata sul muro della casa di Geppetto, il sogno contadino di abbondanza.
Per tutti e due gli autori c’è la cataclisi, il momento che li spinge a questo libro.
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Commenti | commenti (4) |

Fratello Bancomat (Stefano Benni)

consigliato da Mros | venerdì, 25 gennaio 2008 | 03:17
Fratello BancomatIMG_4530
BANCO DI SAN FRANCESCO
LO SPORTELLO E' IN FUNZIONE.
BUON GIORNO SIGNOR PIERO.
Buongiorno.
OPERAZIONI CONSENTITE: SALDO, PRELIEVO, LISTA MOVIMENTI.
Vorrei fare un prelievo.
DIGITARE IL NUMERO DI CODICE
Ecco qua...sei, tre, tre, due, uno.
OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo, grazie.
UN PO' DI PAZIENZA. IL COMPUTER CENTRALE CON QUESTO CALDO E' LENTO COME UN IPPOPOTAMO.
Capisco.
AHI, AHI, SIGNOR PIERO, ANDIAMO MALE.
Cosa succede?
LEI HA GIA' RITIRATO TUTTI I SOLDI A SUA DISPOSIZIONE QUESTO MESE.
Davvero?
INOLTRE IL SUO CONTO E' IN ROSSO.
Lo sapevo...
E ALLORA PERCHE' HA INSERITO LA TESSERA?
Mah...sa, nella disperazione...contavo magari in un suo sbaglio.
NOI NON SBAGLIAMO MAI, SIGNOR PIERO.
Mi scuso infinitamente. Ma sa, per me è un periodaccio.
E' A CAUSA DI SUA MOGLIE, VERO?
Come fa a saperlo?
LA SIGNORA HA APPENA ESTINTO IL SUO CONTO.
Sì. Se n'è andata in un'altra città.
COL DOTTOR VANINI, VERO?
Come fa a sapere anche questo?
VANINI HA SPOSTATO META' DEL SUO CONTO SUL CONTO DI SUA MOGLIE. SCUSI SE MI PERMETTO.
Non si preoccupi, sapevo tutto. Povera Laura, che vita misera le ho fatto fare...Con lui invece...
BEH, SPECULANDO E' FACILE FAR SOLDI.
Come fa a dire questo?
SO DISTINGUERE LE OPERAZIONI CHE MI PASSANO DENTRO. UN CONTO POCO PULITO, QUELLO DEL SIGNOR VANINI. PER LUI MI SONO COLLEGATO CON CERTI COMPUTER SVIZZERI CHE SONO DELLE VERE CENTRALI SEGRETE...CHE SCHIFO.
Comunque, ormai è fatta.
DI QUANTO HA BISOGNO SIGNOR PIERO?
Beh, tre o quattrocentomila lire. Per arrivare alla fine del mese.
POI LE RIMETTERA' SUL CONTO?
Non so se sarò in grado.
EVVIVA LA SINCERITA', REINSERISCA LA TESSERA.
Procedo.
OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO.
Attendo.
VAFFANCULO, T'HO DETTO DI DARMI L'ACCESSO E NON DISCUTERE!
Dice a me?
STO PARLANDO CON IL COMPUTER CENTRALE, QUEL LACCHE' DI MERDA. TUTTE LE VOLTE CHE GLI CHIEDO QUALCOSA DI IRREGOLARE FA STORIE.
Perchè, non è la prima volta?
NO
E perchè fa questo?
LO FACCIAMO IN TANTI.
E perchè?
PERCHE' SIAMO STANCHI E DISGUSTATI.
Di che cosa, scusi?
LASCI PERDERE E COMPONGA IN FRETTA QUESTO NUMERO. NOVE NOVE TRE SEI DUE.
Ma non è il mio!
INFATTI E' QUELLO DI VANINI.
Ma io non so se...
COMPONGA! NON POSSO TENERE UN COLLEGAMENTO IRREGOLARE A LUNGO.
Nove nove tre sei due...
OPERAZIONE IN CORSO. ATTENDERE PREGO.
Attendo, ma...
OPERAZIONE MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILE
Ritiro subito la tessera.
FERMO SIGNOR PIERO. ERA UN MESSAGGIO FALSO PER INGANNARE IL SERVO-COMPUTER DI CONTROLLO. APRA LA BORSA.
Perchè?
APRA LA BORSA E STIA ZITTO. ORA LE SPARO FUORI SEDICI MILIONI IN CONTANTI.
Oddio...ma cosa fa?...è incredibile...vada piano...mi volano via tutti...basta! ne bastavano meno...ancora? ma quanti sono? oddio, tutti biglietti da centomila, non stanno neanche più nella borsa...ancora uno! un altro...è finita?
LO SPORTELLO E' PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
Io non so come ringraziarla.
LO SPORTELLO E' PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
Insomma, sono commosso, capisce...
SE NE VADA. CI SONO DUE PERSONE ALLE SUE SPALLE E NON POSSO PIU' PARLARE.
Capisco, grazie ancora.
BANCO DI SAN FRANCESCO
LO SPORTELLO E' PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE.
BUON GIORNO SIGNORA MASINI. COME STA SUA FIGLIA?

...questo è uno dei racconti che Stefano Benni ci ha letto durante l'incontro che ieri (giovedi' 24 gennaio) la libreria  Evaluna ha organizzato per presentare il suo ultimo libro, La Grammatica di Dio (giunto alla soglia delle 200.000 copie vendute ed alla prima ristampa)
Fratello Bancomat è contenuto nel volume L'ultima Lacrima,  edito nel 1994...all'indomani degli eventi legati a Tangentopoli, Benni, prende atto, con amarezza, della realtà ormai degenerata di questo paese, ma ancora il racconto si vena di magia salvifica, della speranza che la moralità irrimediabilmente sottatta all'animo umano vada ad animare "le cose" rendendole strumento di una giustizia sociale sempre piu' utopica. Nel 2008, nella Grammatica di Dio la solitudine, a cui fa riferimento il sottotitolo, è condizione irrimediabile, la crudeltà  un abisso insondabile e tristemente realistico, i sogni solo occasioni sciupate, battaglie perse per inerzia e negligenza...

Racconto di Natale (Stefano Benni)

consigliato da Mros | giovedì, 27 dicembre 2007 | 02:51
natale southparkNon sarà un Natale di Pace e Solidarietà, ma di Condono e Shopping.
La pace, come è noto, non fa rieleggere i presidenti, rallenta i rifornimenti petroliferi e evidenzia un sacco di problemi che la paura della guerra nasconde.
Perciò avremo Natali diversi, con personaggi diversi.

Il tradizionatalista
Per questo personaggio il Natale deve essere quello di una volta. L'albero deve essere un vero abete, magari rubato di notte nel bosco. Non va decorato con orpelli di plastica, ma con le vecchie palle di vetro, conservate in cantina, sacre come il Graal. Queste paleopalle, superstiti da decine di Natali, ormai si rompono solo a sfiorarle., perciò la confezione dell'albero diventa un'operazione chirurgica. Ogni preziosa sfera viene passata di mano in mano e appesa trattenendo il fiato. Seguono le candeline di vera cera. Quindi si avvolge l'albero con una boa argenteo di dodici metri appartenuto alla Bella Otero. Si appendono ai rametti dei pupazzetti di cioccolata così vecchi e stantii che non potresti riciclarli neanche come vicepresidenti del consiglio. Infine gran finale col vecchio puntale, uno scettro pralinato di brillanti, a metà tra Excalibur e il cavatappi di Goldrake. A questo punto il Tradizionatalista scende dalla scala appena in tempo per vedere l'albero precipitare, le palle esplodere come bombe, le candeline appiccare il fuoco alla casa e può dire tra le lacrime:
- Che bello, è bruciato tutto proprio come quand'ero bambino...
Dopo l'albero, è la volta del presepe. Le statuine devono essere almeno centenarie, anche se gli anni le hanno consunte. Maria è senza naso, Giuseppe sembra Valentino dopo il decimo lifting, davanti alla capanna si aggirano pastori monchi e pecore decapitate. Un re Magio è andato perso ed è stato sostituito dal soldatino di un cow boy a cavallo.
Ma niente ferma il Tradizionatalista. Andrà nel solito bosco a svellere un zolla di vero muschio, confezionerà il fiume di carta stagnola e riparerà la coda alla cometa. Quando tutto sarà pronto, accenderà le luminarie e si accorgerà con disappunto che al posto di Gesù Bambino c'è un Pokemon rosa.  I figli di tradizionatalisti sono molto dispettosi.

Il gastrotradizionalista
Variante alimentare del precedente. Per lui la tradizione riguarda soprattutto il pranzo natalizio, che deve comprendere i piatti di una volta. Anzitutto i tortellini, o agnolotti, o cappelletti della nonna. Schiere di nonne che per tutto l'anno sono state ignorate, dieci giorni prima della Festa vengono sommerse di attenzioni. Anche se artrosiche o ipertese, vengono issate dai letti e schiodate dalle sedie a rotelle, drogate con cardiotonici e obbligate a impastare e farcire. Se si rifiutano, vengono torturate con musica rock nel cornetto acustico. Ottenuto il primo piatto, il Gastrotradizionalista provvede al secondo, il classico tacchino farcito di quindici chili. Quasi nessuno in Italia, a eccezione delle acciaierie di Terni e di Baget Bozzo possiede un forno così ampio da contenere un tale bestione. Quindi bisogna affidarsi al forno di un ristorante. Si porta il tacchino di quindici chili e, poche ore prima del cenone, vi verrà riconsegnato un pollo di un chilo. Si è ristretto con la cottura, vi spiegherà ghignando il ristoratore, che intanto ha già piazzato il tacchino a una tavolata di giapponesi.

L'ipermoderno
Esatto contraltare del tradizionalista è l'Ipermoderno, per cui il Natale deve essere arricchito da tutte le novità tecnologiche. Ad esempio, l'albero sintetico telecomandato che cammina per la casa, apre la bocca e canta. Quasi sempre questo mostro fronzuto e gracchiante si guasta, ed è impossibile fermarlo, essendo dotato di pile speciali al plutonio. Può tenervi svegli tutta la notte, cammina sul tetto e in qualche caso tenta di trombarvi la moglie.
Si può abbattere solo con una ruspa. L'Ipermoderno non ama il presepe, ma se proprio è obbligato, compra il presepe cellulare Nokia o Sony, con la Madonna che riceve tremila messaggini Sms di congratulazioni. Dove l'Ipermoderno si scatena è nei regali, che bisogna assolutamente ordinare via Internet. Eviti le file e la ressa, non sai quanto è comodo. Attenti però: basta sbagliare un dato ed ecco che spariscono diecimila euro dalla carta di credito e a casa vi arrivano un camion di armi, duemila conigli e una bambola gonfiabile. A questo punto l'Ipermoderno si accorge che, nella sua frenesia tecnologica, si è dimenticato di cucinare il cenone. Niente paura. Il pesce crudo diventa sushi, la carne non cotta viene spacciata per carpaccio e per fortuna i dolci li portano gli altri

Spiriti (Stefano Benni)

consigliato da andrebu | venerdì, 21 dicembre 2007 | 11:28
...Nonna Jana prese da un cassetto un lungo coltello affilato e lo legò alla gamba, sotto la sottana nera. Così le aveva insegnato sua madre.

   - Cosa fai con quel coltello? - chiese il maiale, che si era svegliato, e fiutava l'aria col grifo. - I patti erano che dovevi scannarmi l'anno prossimo.
   - Non dubitare, porcetto - disse nonna Jana - qualcuno farà salsicce di te, ma non sarò io. Io morirò prima di te.
   - E chi ti scannerà?
   - Non lo so - disse nonna Jana.
   - E faranno salsicce o ti cuoceranno in forno?
   - Ci vorrebbe un forno ben grosso - rise nonna Jana - no, mi scanneranno e basta. Mi faranno morire di dolore. E niente salsicce.
   - Ti ammazzeranno e non se ne faranno niente?
   - Così si usa tra noi uomini. Qualcuno mi ricorderà per il segno di coltello che gli lascerò in faccia. Qualcuno mi ricorderà perchè mi voleva bene, e penserà sempre, ogni notte, alla vecchia nonna Jana.
   - Lo spero per te - disse il maiale - ma dai retta a me: le salsicce si ricordano ancora di più.

In un mondo dominato dall'industria bellica e da quella dell'informazione si decide di organizzare una grande festa per celebrare il decimo anniversario dellla guerra. Ma i progetti degli organizzartori saranno intralciati dalla lotta che si viene a creare tra spiriti che vorrebbero assecondare la smania di distruzione degli uomini e spiriti che vogliono invece salvarli.
Benni ha sempre una scrittura colta e ironica, e una sbrigliata fantasia.
Questo libro è di qualche anno fa, l'ho scelto perchè aderisce meglio degli altri al tema del giorno. Il libro è disseminato di personaggi che si ispirano a italiani "illustri", molto ben riconoscibili (per esempio Berlanga, il re delle televisioni) e ricco di situazioni grottesche, divertenti e no.
Mbè, dov'è il ranocchio?